{"id":33037,"date":"2024-03-07T13:12:17","date_gmt":"2024-03-07T12:12:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.instabilelab.com\/?p=33037"},"modified":"2024-03-08T16:42:32","modified_gmt":"2024-03-08T15:42:32","slug":"architettura-dello-spazio-andrea-rinaldi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/instabilelab.com\/it\/architettura-dello-spazio-andrea-rinaldi\/","title":{"rendered":"L&#8217;approfondimento dell&#8217;architetto Andrea Rinaldi sul rapporto tra spazio e l&#8217;esperienza del cibo"},"content":{"rendered":"<h1><strong>Lo Spazio del Gusto<\/strong><\/h1>\n<h3>Perch\u00e9 l\u2019architettura dello spazio condiziona il gusto?<\/h3>\n<p>Il gusto \u00e8 l\u2019unico senso con cui l\u2019architettura non \u00e8 in grado di relazionarsi in modo diretto: la percezione visiva, acustica e tattile possono essere fortemente condizionate dall\u2019architettura che ci circonda, perfino l\u2019odorato pu\u00f2 esserlo.<\/p>\n<p>Anche se \u00e8 il senso meno considerato perch\u00e9 difficilmente indirizzabile a esperienze concrete, architettura e gusto sono legati in maniera indissolubile: non si prova l\u2019esperienza di una degustazione se non in uno spazio fisico, dall\u2019edificio allo spazio antropizzato.<\/p>\n<p>Semplicemente l\u2019architettura, esattamente come i buoni sapori e i buoni profumi, pu\u00f2 rileggere la natura, pu\u00f2 influenzare l\u2019umore, pu\u00f2 ispirare emozioni, pu\u00f2 suggerire semplici soluzioni a problemi complessi. Gustare un pezzo di Parmigiano-Reggiano con l\u2019aceto balsamico tradizionale (prendendo ad esempio un cult della gastronomia emiliana) in un ambiente architettonico rispetto a un altro pu\u00f2 modificarne l\u2019emozione del gusto?<\/p>\n<p>L&#8217;architetto e designer d&#8217;interni Elsie de Wolfe diceva saggiamente, <em>&#8220;Io sono convinta che l&#8217;arredamento pu\u00f2 fare molto per il cibo e il cibo pu\u00f2 fare molto per l&#8217;arredamento&#8221;.<\/em><br \/>\nCi sono diversi autori che hanno affrontato il tema del cibo in relazione all&#8217;estetica e all&#8217;ambiente in cui viene consumato. Alcuni di questi autori si concentrano sull&#8217;esperienza culinaria nel contesto di ambienti raffinati e ben allestiti. Joanne Harris (autrice di <em>&#8220;Chocolat&#8221;<\/em>) ha un forte focus sulla sensualit\u00e0 e sull&#8217;estetica del cibo, in particolare del cioccolato, e come queste influenzino l&#8217;atmosfera di un luogo, Laura Esquivel (<em>&#8220;Come acqua per cioccolato&#8221;<\/em>) intreccia la narrativa con le ricette culinarie, esplorando la relazione tra cibo e emozioni. Peter Mayle ne <em>&#8220;Un anno in Provenza&#8221;<\/em> e anche in altri romanzi sul cibo, ha descritto dettagliatamente i piaceri della cucina francese e il suo legame con la bellezza dell&#8217;ambiente circostante. <em>\u201cL&#8217;eleganza del riccio&#8221;,<\/em> di iBarbery tratta il tema del cibo in modo raffinato, riflettendo sull&#8217;arte della cucina e sulla sua relazione con la bellezza. Anthony Bourdain, sebbene noto principalmente come chef e personaggio televisivo, ha scritto diversi libri, come <em>&#8220;Kitchen Confidential&#8221;<\/em>, che esplorano il mondo della ristorazione e la sua connessione con l&#8217;estetica e l&#8217;esperienza complessiva.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div id=\"attachment_33268\" style=\"width: 1410px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-33268\" class=\"wp-image-33268\" src=\"https:\/\/www.instabilelab.com\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/Vite-Restaurant-Veneto-Secrets476-scaled-1.jpg\" alt=\"\" width=\"1400\" height=\"934\" \/><p id=\"caption-attachment-33268\" class=\"wp-caption-text\">Vite Restaurant, Treviso (TV) by Instabilelab<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L&#8217;ex critica gastronomica del New York Times Ruth Reichl ha scritto diverse memorie, tra cui &#8220;Garlic and Sapphires&#8221; che riflettono sul cibo e sulla sua esperienza sperimentata in vari contesti architettonici. Infine anche Isabel Allende in <em>&#8220;Afrodita: Racconti, ricette e altri afrodisiaci&#8221;<\/em>, esplora la relazione tra cibo, amore e sensualit\u00e0. Questi autori offrono prospettive uniche sulla connessione tra cibo, estetica e ambiente: l\u2019architettura dei luoghi del gustare rappresenta forse pi\u00f9 di ogni altro luogo architettonico, lo specchio della cultura contemporanea. Rappresenta, infatti, il luogo del tempo di cui possiamo disporre diversamente, quel tempo sottratto a qualsiasi funzione produttiva o altro scopo preciso. Un luogo del tempo che potremmo definire \u201cperso\u201d &#8211; non nel senso di perdita di tempo, ovvero il momento in cui abbiamo la sensazione di non fare nulla di utile &#8211; ma quel tempo dedicato alle piacevoli emozioni, riflessioni, ecc., che rappresenta spesso il tempo pi\u00f9 ricco della vita. Un tempo che potrebbe sottendere spazi non rigidamente codificati dall\u2019esasperazione del funzionalismo, fondamento dell\u2019architettura speculativa, bens\u00ec spazi dove le relazioni permesse sono molteplici, dove ogni angolo \u00e8 capace di suscitare emozioni. Spazi che, proprio perch\u00e9 non strettamente collegati alle necessit\u00e0 primarie della vita, rappresentano la capacit\u00e0 di una comunit\u00e0 di identificarsi con l\u2019architettura, di utilizzare l\u2019architettura come linguaggio per comunicare la cultura a fondamento di quella stessa comunit\u00e0.<\/p>\n<p>Ogni paese fonda gran parte delle sue tradizioni sulle materie di cui si nutre e il corpo acquista, anche attraverso l\u2019assaporare, la capacit\u00e0 di distinguere e di ricercare. L\u2019Italia tutta vanta un\u2019esperienza enogastronomica riconosciuta a livello mondiale: dal nord al sud della penisola la diversit\u00e0 e la qualit\u00e0 dei prodotti, delle terre, dei piatti, dei vini \u00e8 semplicemente eccezionale. Immaginate ognuno di questi sapori e di questi profumi strettamente legati all\u2019ambiente culturale, paesaggistico e di produzione, in relazione a differenti spazi architettonici capaci di esaltarne il valore.<br \/>\nNiente di tutto questo. Tutto, fuorch\u00e9 le eccezioni che confermano la regola, \u00e8 omologato e codificato. Tutto \u00e8 livellato sulla sciatteria di disarmanti spazi kitsch, poveri d\u2019identit\u00e0, che ricercano lo stereotipo del lusso o la moda del momento, incapaci di valorizzare le locali potenzialit\u00e0, anzi in grado di condizionare negativamente la percezione del gusto. Tutto questo dal punto di ristoro, alla cantina, alla pizzeria e al fast food, al ristorante famoso per la qualit\u00e0 della sua cucina, fino al luogo di produzione. Questo modo di intendere l\u2019architettura degli spazi del gustare non \u00e8 altro che lo specchio del modo di intendere l\u2019architettura tutta nella societ\u00e0 contemporanea.<br \/>\nUn qualcosa che non si conosce, un qualcosa in pi\u00f9 che non serve assolutamente a nulla, cos\u00ec come lo spazio del gusto non ha alcuna relazione con il gusto stesso. Un ex amministratore locale, libero esempio di questa incultura, afferm\u00f2 che era una questione di gusto (nel senso mi piace o non mi piace) e che tutto poteva essere come un capannone; l\u2019importante \u00e8 che costasse poco e fosse coperto a due acque.<br \/>\nDobbiamo anche a queste persone la qualit\u00e0 dei luoghi in cui viviamo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div id=\"attachment_33274\" style=\"width: 1410px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-33274\" class=\"wp-image-33274\" src=\"https:\/\/www.instabilelab.com\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/colorcorrection-vite6.jpg\" alt=\"\" width=\"1400\" height=\"935\" \/><p id=\"caption-attachment-33274\" class=\"wp-caption-text\">Vite Boutique Gastronomica, Mirano (VE) by Instabilelab<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Jean Anthelme Brillat-Savarin, politico e gastronomo francese del secolo scorso, affermava <em>&#8220;La tavola \u00e8 il solo posto dove ci\u00f2 che \u00e8 bello \u00e8 anche buono&#8221;.<\/em><br \/>\nL\u2019intreccio tra un ambiente ben curato e un piatto di alta qualit\u00e0 genera un\u2019esperienza straordinaria, dove ogni senso, visivo e gustativo diventa protagonista. Il design interno della sala, dalla scelta dell\u2019arredo alla disposizione dei tavoli, gli elementi decorativi delle pareti, l\u2019attenzione ad un\u2019illuminazione adeguata, la cura di ogni dettaglio, entrano in armonia e di fondono per creare un ambiente che non solo valorizza il cibo servito, ma crea senso di attesa, un\u2019anticipazione visiva che crea desiderio e prepara il palato. Il contesto supera il concetto di estetica, affiancando ad esso quello di fare diventare protagonista il mondo raffinato della gastronomia nel quale ogni piatto si presenta come un&#8217;opera d&#8217;arte sulla tavola, che celebra il bello e il buono.<\/p>\n<p>\u00c8 interessante come la lingua italiana utilizzi la parola \u201cbuono\u201d per designare sia una personalit\u00e0 generosa, mite, ricca di virt\u00f9 che come attributo ad un cibo che soddisfa pienamente il gusto, come se le questioni fossero collegate. Seguendo questo azzardata analogia, viene da associare il buon cibo al bello, secondo l\u2019accezione greca di Kalokagath\u00eca, termine che deriva dal greco antico, dalla contrazione di due aggettivi: kal\u00f2s (bello) e agath\u00f2s (buono). Gli antichi greci associavano infatti la bellezza esteriore con la nobilt\u00e0 d\u2019animo e la virt\u00f9. Quando Omero descriveva i suoi eroi, li presentava come giovani dall\u2019aspetto attraente, valorosi e pronti a combattere con coraggio. Questa combinazione di bellezza e bont\u00e0 era appunto chiamata kalokagath\u00eca. Per il popolo che ha dato vita alla democrazia, ci\u00f2 che era bello era necessariamente anche buono.<br \/>\nApplicare questo concetto all\u2019architettura apre le note considerazioni sull\u2019incidenza diretta tra degrado\/incuria e fragilit\u00e0 della popolazione. Legarla alla ristorazione di qualit\u00e0, al buon cibo, spinge ulteriormente la riflessione, del peraltro gi\u00e0 citato Brillat-Savarin <em>\u201cdimmi che cosa mangi e ti dir\u00f2 chi sei\u201d<\/em>, costringendoci a nuovi (antichi?) paradigmi.<\/p>\n<p>Esistono esempi che ricercano questa capacit\u00e0 dell\u2019architettura e del design di valorizzare il senso del gusto, di mettere insieme il bello e il buono, che pur nella sua natura effimera, \u00e8 capace di suscitare emozioni di cui ancora non conosciamo i confini. Non sono spazi, luoghi o oggetti di tendenza, architetture eclatanti, ma spazi semplicemente convincenti, eleganti nella loro semplice e proporzionata soluzione a problemi diversi.<\/p>\n<p>Certo possiamo affermare che <em>\u201cnon \u00e8 questione di gusto\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Andrea Rinaldi<\/strong><\/p>\n<p><em>Architetto, Docente di Progettazione architettonica presso l\u2019Universit\u00e0 di Ferrara<\/em><\/p>\n<div id='gallery-1' class='gallery galleryid-33037 gallery-columns-2 gallery-size-full'><dl class='gallery-item'>\n\t\t\t<dt class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/instabilelab.com\/it\/architettura-dello-spazio-andrea-rinaldi\/alexfilz-noa-bogen\/'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1261\" height=\"841\" src=\"https:\/\/instabilelab.com\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/blog_instabilelab_Rinaldi_il-bistrot-dei-fiori-Studio-Noa.jpg\" class=\"attachment-full size-full\" alt=\"\" aria-describedby=\"gallery-1-33056\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/dt>\n\t\t\t\t<dd class='wp-caption-text gallery-caption' id='gallery-1-33056'>\n\t\t\t\tDa antico laboratorio a ristorante: BOGEN &#8211; IL BISTROT DEI FIORI, VIA Dr Josef Streiter, 31 Bolzano, a cura di studio NOA \u00a9AlexFilz . Noa Bogen\n\t\t\t\t<\/dd><\/dl><dl class='gallery-item'>\n\t\t\t<dt class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/instabilelab.com\/it\/architettura-dello-spazio-andrea-rinaldi\/blog_instabilelab_rinaldi_binario-49-laboratorio-di-architettura\/'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1068\" height=\"601\" src=\"https:\/\/instabilelab.com\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/blog_instabilelab_Rinaldi_Binario-49-Laboratorio-di-architettura.jpg\" class=\"attachment-full size-full\" alt=\"\" aria-describedby=\"gallery-1-33051\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/dt>\n\t\t\t\t<dd class='wp-caption-text gallery-caption' id='gallery-1-33051'>\n\t\t\t\tRiqualificazione del Caff\u00e8 letterario BINARIO 49, Via Turri n.49 42121 Reggio Emilia (RE) cura di Laboratorio di Architettura\n\t\t\t\t<\/dd><\/dl><br style=\"clear: both\" \/>\n\t\t<\/div>\n\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo Spazio del Gusto Perch\u00e9 l\u2019architettura dello spazio condiziona il gusto? 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